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ⓘ Guerre sannitiche


Guerre sannitiche
                                     

ⓘ Guerre sannitiche

Le guerre sannitiche sono una serie di tre conflitti combattuti dalla giovane Repubblica romana contro la popolazione italica dei Sanniti e numerosi loro alleati tra la metà del IV e linizio del III secolo a.C.

Le guerre, terminate tutte con la vittoria dei Romani tranne la prima fase della seconda guerra, scaturirono dalla politica espansionistica dei due popoli che a quellepoca si equivalevano militarmente e combattevano per conquistare legemonia nellItalia centrale e meridionale oltre che per la conquista del porto magnogreco di Napoli.

                                     

1. Contesto storico

Allepoca dei fatti i Romani dominavano già su Lazio, Campania settentrionale, sulla città etrusca di Veio ed avevano stretto alleanze con diverse altre città e popolazioni minori. I Sanniti dal canto loro erano padroni di quasi tutto il resto della Campania e del Molise, e cercavano di espandersi ulteriormente lungo la costa a discapito delle colonie della Magna Grecia e verso la Lucania nellentroterra.

Nel 354 a.C. Romani e Sanniti, venuti in contatto per la prima volta, avevano comunque preferito un patto di non belligeranza, così da potersi espandere tranquillamente in altre direzioni, ma il confronto era solo rimandato.

La grande importanza che i Romani e i loro storiografi sempre diedero a questa lotta per la supremazia nellItalia meridionale è sottolineata dal gran numero di episodi leggendari o colorati dalla storiografia, come la subiugatio delle Forche Caudine, la Devotio del Console Decio Mure nella terza guerra, e forse di suo padre nella prima, la Legio Linteata.

                                     

2.1. Forze in campo Sanniti

È certo che ai tempi della terza guerra sannitica, se non prima, i Sanniti avevano pienamente sviluppato e organizzato i loro eserciti tribali, che non dovevano essere molto diversi dallesercito romano, tanto che Livio non esitava a parlare di "legioni" sannite. Un esercito sannita era organizzato in coorti secondo Livio composte da 400 uomini e combatteva in manipoli. La cavalleria sannita, inoltre, godeva di ottima fama.

I successi iniziali dei Sanniti contro i Romani sul terreno montuoso, confermano come essi usassero un ordine di battaglia flessibile e aperto, piuttosto che schierare una falange serrata. Una tradizione, sostenuta dal frammento in greco detto Ineditum Vaticanum e da Diodoro Siculo, vuole che i Sanniti usassero sia il giavellotto pilum, sia un lungo scudo ellittico, diviso verticalmente in due da una nervatura con una borchia al centro lo scutum, e che i Romani appresero da essi luso di tali armi, oltre alla tattica manipolare ed un miglior utilizzo della cavalleria. Limpressione generale che si ricava dellesercito sannita è quella di uomini non appesantiti da troppe armature difensive e ben equipaggiati per unazione flessibile.

                                     

2.2. Forze in campo Romani

Secondo Tito Livio, attorno alla metà del IV secolo a.C., durante la guerra latina, le legioni erano composte da 5.000 fanti e 300 cavalieri. Era utilizzata allinterno della legione, la formazione manipolare dal latino manipulus. La legione a sua volta era divisa in tre differenti schiere:

  • la terza era formata da altri quindici "ordini", formati ciascuno da 3 manipoli di 60 armati ognuno. Ognuna di queste quindici unità constava di due vessilliferi e quattro centurioni, per un totale di 186 uomini. I Triari erano soldati veterani di provato valore, i Rorarii, più giovani e meno esperti, ed infine gli Accensi, ultima schiera di scarso affidamento.
  • la seconda era formata da armati di età più matura, chiamati Principes, anchessi in formazione di quindici manipoli, tutti forniti di scudo ed armi speciali. Queste prime due schiere formate da 30 manipoli erano chiamate antepilani.
  • la prima era costituita dagli Hastati "il fiore dei giovani alle prime armi", come racconta Livio in formazione di quindici manipoli di 60 fanti ciascuno oltre a 20 fanti armati alla leggera dotati di lancia o giavellotti, non invece di scudo, chiamati leves.
I Triarii, dopo aver accolto Hastati e Principes tra le loro file, serravano le file ed in ununica ininterrotta schiera si gettavano sul nemico. Hastati, Principes e Triarii utilizzavano, infine, tutti lunghi scudi ovali, detti scutum.

Nella prima fase della repubblica romana lesercito continuò a evolvere e, sebbene tra i romani vi fosse la tendenza ad attribuire tali cambiamenti a grandi riformatori, è più probabile che i cambiamenti fossero il prodotto di una lenta evoluzione piuttosto che di singole e deliberate politiche di riforma. La formazione manipolare fu probabilmente copiata dai nemici Sanniti, a sud di Roma, forse quale conseguenza della sconfitta romana nella Seconda guerra sannitica.

                                     

3.1. Le guerre Prima guerra sannitica 343-341 a.C.

Il casus belli che fece scoppiare la prima guerra tra Sanniti e Romani, fu offerto dalla città di Capua che, posta sotto lattacco dei Sanniti, chiese laiuto di Roma.

Il primo anno della campagna militare fu affidata ai due consoli in carica, Marco Valerio Corvo, inviato in Campania, e Aulo Cornelio Cosso Arvina, inviato nel Sannio.

Mentre Marco Valerio riuscì a ottenere due chiare, seppur sofferte, vittorie, nella battaglia del Monte Gauro, primo scontro in campo aperto tra i due popoli, e nella battaglia di Suessula, Aulo Cornelio riuscì a uscire da una difficile situazione militare, e a vincere il successivo scontro in campo aperto, grazie al pronto intervento del tribuno militare Publio Decio Mure.

Lanno successivo, il console Gaio Marcio Rutilo inviato a prendere il comando delle truppe acquartierate vicino Capua a sua difesa, si trovò nella necessità di affrontare comportamenti sediziosi dei soldati, che progettavano di prendere con la forza Capua, per impadronirsi delle sue ricchezze.

Durante quellanno non ci furono scontri coi Sanniti, e la prima guerra sannitica si concluse lanno successivo, nel 341 a.C., quando il console Lucio Emilio Mamercino Privernate, a cui era stata affidata la campagna contro i Sanniti, ne devastò le campagne, finché gli ambasciatori Sanniti, inviati a Roma, non ottennero la pace.

                                     

3.2. Le guerre Seconda guerra sannitica 326-304 a.C.

Casus belli della seconda guerra sannitica fu una serie di reciproci atti ostili. Cominciarono i Romani fondando nel 328 a.C. una colonia a Fregellae presso lodierna Ceprano, sulla riva orientale del fiume Liri, cioè in un territorio che i Sanniti consideravano propria esclusiva sfera di influenza.

In più i Sanniti vedevano con preoccupazione lavanzata dei Romani in Campania, così quando Roma dichiarò guerra alla città greca di Napoli, in cui la fazione dei Paleopolitai aveva fatto entrare una guarnigione di Sanniti, questi inviarono 4.000 soldati a difesa della città. I Romani, dal canto loro, accusarono i Sanniti di aver spinto alla ribellione le città di Formia e di Fondi.

Nel 326 a.C., mentre a Lucio Cornelio Lentulo venivano affidati i poteri proconsolari per proseguire le operazioni militari nel Sannio, Roma inviava i feziali a dichiarare guerra ai Sanniti, ottennero poi, senza averlo sollecitato, lappoggio di Lucani ed Apuli, con i quali furono stipulati trattati di alleanza.

Lo scontro con i Sanniti iniziò favorevolmente per i Romani, che, tra il 326 a.C. e il 322 a.C. occuparono Allife, Callife, Rufrio e Napoli, anche grazie allattività destabilizzante dei Tarantini, che si adoperarono affinché defezionassero in favore di Roma. Furono poi Cutina e Cingilia ad essere espugnate dai romani, che riportarono anche una serie di vittorie in campo aperto, tra le quali quella nei pressi di Imbrinium.

Però nel 321 a.C. lesercito romano, condotto dai consoli Tiberio Veturio Calvino e Spurio Postumio Albino Caudino, subì lumiliante sconfitta alle Forche Caudine dal latino Furculae Caudinae. Nonostante i due consoli sconfitti avessero accettato le condizioni di resa, i Romani continuarono la guerra contro i Sanniti, facendo ricadere la responsabilità della resa unicamente sui due comandanti.

Dopo lo scontro a Caudia, la guerra si allargò nelle regioni vicine al Sannio, così nel 320 a.C., lo scontro arrivò in Apulia, davanti a Lucera, dove i Romani, dopo aver sconfitto i Sanniti in uno scontro in campo aperto, conquistarono la città. Nel 319 a.C. i Romani ripresero il controllo su Satrico e sconfissero i Ferentani, e lanno successivo conquistarono Canusio e Teano in Apulia, nel 317 a.C. Nerulo in Lucania e nel 315 a.C. Saticola. Sempre quellanno i due eserciti si scontrarono nella durissima battaglia di Lautulae. Nel 314 a.C., con laiuto di traditori, i Romani presero Sora, Ausona, Minturno, Vescia e con le armi Luceria, che si era unita ai Sanniti.

La guerra sembrava volgere a favore dei Romani, anche perché nel 313 a.C. questi presero ai Sanniti la città di Nola, e due anni dopo, 311 a.C., sconfissero i Sanniti davanti alla città di Cluvie. Quando nel 310 a.C. ripresero le ostilità tra Romani ed Etruschi, i Sanniti ripresero liniziativa con più vigore, sconfiggendo lesercito romano in una battaglia campale, nella quale rimase ferito lo stesso console Gaio Marcio Rutilo Censorino. Per questo motivo, a Roma fu eletto dittatore Lucio Papirio Cursore, che ottenne una chiara vittoria contro i Sanniti nei pressi di Longula, mentre anche sul fronte etrusco i Romani ottenevano una serie di successi, consolidando il fronte settentrionale, con la resa degli Etruschi nel 309 a.C.

Nel 308 a.C. Quinto Fabio Massimo Rulliano, vincitore degli Etruschi, sconfisse ancora i Sanniti, cui si erano alleati i Marsi e i Peligni. Infine nel 305 a.C. i Romani conseguirono la decisiva vittoria nella battaglia di Boviano a seguito della quale, nel 304 a.C., le tribù del Sannio, chiesero la pace a Roma, ponendo fine alla Seconda guerra sannita.

                                     

3.3. Le guerre Terza guerra sannitica 298-290 a.C.

Nel 298 a.C. i Lucani, il cui territorio era fatto oggetto di saccheggi da parte dei Sanniti, inviarono ambasciatori a Roma, per chiederne la protezione. Roma accettò lalleanza con i Lucani, e dichiarò guerra ai Sanniti.

Il console Gneo Fulvio Massimo Centumalo cui era toccata la campagna contro i Sanniti, guidò i Romani alla presa di Boviano e di Aufidena. Tornato a Roma, Gneo ottenne il trionfo. Nel 297 a.C., consoli Quinto Fabio Massimo Rulliano e Publio Decio Mure, gli eserciti romani sconfissero un esercito di Apuli, vicino a Maleventum, impedendo che questi si potessero unire agli alleati Sanniti, e uno Sannita nei pressi di Tifernum.

Lanno seguente, il 296 a.C.,le operazioni si spostarono in Etruria, dove i Sanniti si erano recati per ottenere lalleanza degli Etruschi; ma i romani sconfissero lesercito etrusco-sannita. Nel 295 a.C. i Romani dovettero fronteggiare una coalizione nemica composta da 4 popoli: Sanniti, Etruschi, Galli e Umbri, nella battaglia di Sentino. Seppure nello scontro fu ucciso il console plebeo Publio Decio Mure, alla fine le schiere romane riportarono una completa vittoria. Sempre quellanno Lucio Volumnio Flamma Violente, con poteri proconsolari, sconfisse i Sanniti nei pressi di Triferno, e successivamente, raggiunto dalle forze guidate dal proconsole Appio Claudio, sconfisse le forze sannite, fuggite dalla battaglia di Sentino, nei pressi di Caiazia.

Nel 294 a.C., mentre lesercito romano otteneva importanti vittorie sugli Etruschi, costringendoli a chiedere la pace, fu combattuta una sanguinosa ed incerta battaglia davanti alla città di Luceria, durata due giorni, alla fine dei quali i Romani risultarono vincitori. Ma la battaglia decisiva fu combattuta nel 293, quando i Romani sconfissero i Sanniti nella battaglia di Aquilonia.

Da Aquilonia, dove aveva combattuto la Legio Linteata alcuni superstiti si rifugiarono a Bovianum dove, riorganizzatisi, condussero una resistenza disperata che durò fino al 290, con lultima, durissima campagna condotta dai consoli Manio Curio Dentato e Publio Cornelio Rufino.

Con la vittoria sui Sanniti, i Romani conquistarono una posizione egemonica in tutto il centro sud, imponevano alle altre, ancora forti popolazioni italiche, le loro decisioni in politica estera, le riducevano a fornire contingenti di truppe e a finanziare campagne militari; Roma conquistava il potere che lavrebbe condotta a scontrarsi nel giro di un secolo prima con Pirro e poi con Cartagine.

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