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ⓘ Ugo Cavallero




Ugo Cavallero
                                     

ⓘ Ugo Cavallero

Ugo Cavallero è stato un generale e politico italiano, veterano della guerra italo-turca e della prima guerra mondiale, dove in qualità Capo ufficio operazioni del Comando supremo fu estensore dei piani operativi della battaglia del solstizio e della successiva battaglia di Vittorio Veneto che gli valsero la Croce di Ufficiale dellOrdine militare di Savoia. Dopo una parentesi come direttore generale della Pirelli, il 4 maggio 1925 fu chiamato da Benito Mussolini a ricoprire la carica di Sottosegretario di Stato al Ministero della guerra, carica che mantenne fino al novembre 1928, per poi assumere la presidenza dellAnsaldo fino al 1933. Richiamato in servizio attivo nel novembre 1937, fu nominato comandante delle truppe dellAfrica Orientale Italiana, alle dipendenze del Viceré dEtiopia Amedeo di Savoia-Aosta, e con lo scoppio della seconda guerra mondiale ricoprì l’incarico di Capo di Stato maggiore generale in sostituzione del dimissionario Badoglio, dirigendo personalmente la campagna contro la Grecia fino al maggio del 1941. Dopo la caduta del fascismo fu imprigionato su ordine di Badoglio, dapprima a Palazzo Madama e poi a Forte Boccea, venendo liberato dai tedeschi dopo la firma dellArmistizio di Cassibile. Dopo il rifiuto di assumere il comando delle forze italiane che avessero voluto continuare la guerra a fianco della Germania, fu trovato ucciso da un colpo di pistola alla tempia destra la mattina del 14 settembre 1943. Era mancino.

                                     

1. Biografia

Nacque a Casale Monferrato il 20 settembre 1880, figlio di Gaspare e Maria Scagliotti. Intraprese la carriera militare nel 1898, entrando nella Regia Accademia Militare di Modena da cui uscì sottotenente di fanteria nel 1900, assegnato al 59º Reggimento fanteria. Promosso tenente nel 1903, divenne insegnante presso la scuola di tiro di Parma nel 1904, e distintosi per la vasta cultura fu ammesso a frequentare la Scuola di guerra dell’esercito classificandosi primo nel suo corso, venendo ammesso allo Stato maggiore.

A partire dal 1911 partecipò alla guerra italo-turca in forza al 34º Reggimento fanteria, venendo promosso capitano nel febbraio 1912, e addetto allo Stato maggiore della 1ª Divisione di Torino in Libia fu poi decorato con una Medaglia di bronzo al valor militare per lo scontro di Sidi Garbà, 12 km a sud-ovest di Derna Libia, avvenuto il 16 maggio 1913. Rientrato in Italia fu assegnato al 1º Reggimento alpini. Laureato in Matematica a Torino, aveva una buona conoscenza del tedesco. All’atto dell’entrata in guerra dell’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, entrò a far parte dell’ufficio operazioni del neocostituito Comando supremo venendo promosso maggiore nell’ottobre dello stesso anno e decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia nell’agosto 1916.

Tenente colonnello dal 31 maggio 1917, si distinse durante le fasi della ritirata successiva alla disfatta di Caporetto, tanto da ottenere le promozione a colonnello e la nomina a Capo ufficio operazioni del Comando supremo, divenendo stretto collaboratore del Vicecapo di stato maggiore, tenente generale Pietro Badoglio. Si distinse ancora nella preparazione dei piani per la battaglia del solstizio e in quella vittoriosa di Vittorio Veneto, che gli valsero la Croce di Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia e la promozione a generale di brigata per meriti eccezionali all’età di trentotto anni.

                                     

1.1. Biografia In ausiliaria

Nel 1919 rappresentò lItalia presso il Comitato interalleato di Versailles, e nel 1920 lasciò il Regio Esercito, collocato a domanda in posizione ausiliaria speciale, entrando nell’industria privata per assumere poi la carica di direttore generale della Pirelli. In quegli anni, pur senza assumere definitiva posizione, strinse forte amicizia con Roberto Farinacci, il ras di Cremona. Dal maggio 1925 al novembre 1928 fu chiamato da Benito Mussolini, in sostituzione del generale Ambrogio Clerici, a ricoprire la carica di Sottosegretario al Ministero della Guerra. Nel 1926 fu nominato Senatore del Regno e nel 1927 fu promosso generale di divisione. In quegli anni ruppe i rapporti con Badoglio, che allora ricopriva la carica di Capo di stato maggiore generale.

Alla fine del 1928 fu rimosso dall’incarico su iniziativa del Re Vittorio Emanuele III, dopo uno spiacevole episodio d’intolleranza pubblico avvenuto tra lui e Badoglio, e lasciato l’incarico ricevette il titolo di Conte assumendo poi la presidenza della società Ansaldo di Genova-Comigliano. Pur lavorando molto nell’ammodernamento della produzione bellica, nel 1933 fu coinvolto nel cosiddetto scandalo delle corazze destinate a un incrociatore della Regia Marina e dovette lasciare l’incarico.

                                     

1.2. Biografia Il ritorno nellesercito

Fu delegato alla Conferenza sul disarmo di Ginevra, fu promosso generale di corpo darmata nel 1936, e nel novembre 1937 venne richiamato in servizio attivo, nominato comandante delle truppe dellAfrica Orientale Italiana. Ricoprì tale incarico fino alla primavera del 1939, quando entrato in contrasto con il Viceré Amedeo di Savoia-Aosta rientrò in Patria nel marzo 1940, nominato generale darmata e decorato di Medaglia d’argento al valor militare per assumere la Vice presidenza della Commissione economica e militare per lapplicazione del Patto d’Acciaio con la Germania.

Dal 5 dicembre 1940 allinizio del 1943 ricoprì l’incarico di Capo di Stato maggiore generale in sostituzione del dimissionario Badoglio, ereditando una situazione militare compromessa sia in Africa settentrionale sia in Albania. Recatosi più volte sul fronte con la Grecia da 30 dicembre sostituì "de facto" Ubaldo Soddu nella carica di Comandante del gruppo darmate, lasciando temporaneamente le sue funzioni di Capo di Stato Maggiore al sottocapo Alfredo Guzzoni. Riuscì a fermare l’offensiva dell’esercito greco lanciata nel gennaio 1941 dal suo omologo Alexandros Papagos e che avrebbe dovuto portare alla rottura del fronte alla resa delle truppe italiana in Albania.

Rientrato a Roma nel maggio 1941, dopo la resa della Grecia, congedò Guzzoni, reo di essersi dimostrato troppo indipendente al tempo della preparazione dell’attacco alla Jugoslavia, e ottenuta l’approvazione della legge del 27 giugno 1941 che gli dava poteri direttivi sui Capi di stato maggiore delle tre Forze Armate, riorganizzò razionalmente il Comando Supremo per poter esercitare l’effettivo coordinamento interforze ed effettuare l’opportuno controllo su tutti i settori della nazione in guerra. La sua acquiescenza al desiderio di Mussolini di inviare truppe a combattere sul fronte russo, portò allinvio di forze sempre più numerose a partire dal primo semestre 1942, che assorbirono la totalità delle moderne artiglierie disponibili e l’utilizzo di oltre 16.000 automezzi che sarebbero stati indispensabili sul fronte libico. Egli ebbe sempre unacuta percezione dei problemi della guerra sul teatro mediterraneo e africano, tanto che dal maggio 1941 al giugno 1942 si recò in A.S.I ben tredici volte, e fu instancabile sostenitore dell’Operazione C3, la prevista invasione dell’isola di Malta, messa in programma dalla fine del 1941. La realizzazione di tale operazione fu definitivamente vanificata nel giugno 1942 quando Hitler, dopo la caduta di Tobruk, decise che Rommel avrebbe inseguito le truppe inglesi in Egitto, rinunciando alloccupazione di Malta. Tale attacco era stato approvato dal Führer solo due mesi prima durante un incontro tenutosi al Berghof alla presenza di Mussolini e Cavallero.

Promosso Maresciallo dItalia il 1º luglio 1942 per ragioni di opportunità nei confronti del generale tedesco Erwin Rommel, nominalmente alle sue dipendenze. Nellautunno 1942, dopo la sconfitta di El Alamein e lo sbarco anglo-americano nellAfrica francese fu impegnato nei complessi problemi dellevacuazione della Libia e della creazione di una testa di ponte in Tunisia. Cavallero fu rimosso dall’incarico alla fine del gennaio 1943, sostituito dal generale Vittorio Ambrosio.

Dopo la caduta del fascismo, avvenuta il 25 luglio 1943 il nuovo Capo del governo Badoglio lo fece arrestare accusandolo di preparare un colpo di Stato fascista. Per il suo rango di senatore, gli fu consentito di evitare il carcere e di essere rinchiuso in Palazzo Madama. Successivamente fu liberato per iniziativa di Vittorio Emanuele III, ma venne nuovamente arrestato alla fine di agosto e imprigionato a Forte Boccea. Interrogato dal generale Giacomo Carboni, mentre si trovava nel carcere militare, egli stese di proprio pugno un memoriale, con il quale volle dimostrare che anche lui aveva preparato un colpo di Stato contro Mussolini e che anche lui aveva pensato proprio a Badoglio come Capo del Governo. Badoglio non solo non lo fece uscire dal carcere, ma quando fuggì da Roma si dimenticò il memoriale ben in vista sulla sua scrivania della Presidenza del Consiglio.

A seguito dellarmistizio di Cassibile e delloccupazione di Roma da parte dei tedeschi, il 12 settembre 1943 fu liberato e trasferito presso il comando tedesco di Frascati, ove il Feldmaresciallo Albert Kesselring gli propose, a nome di Hitler, di guidare le forze armate italiane che avessero desiderato continuare la guerra a fianco della Germania; tuttavia egli rifiutò di assumere tale incarico per non scatenare una guerra civile. Quando il giorno successivo Kesserling alzò il calice esclamando di voler brindare alla salute del nuovo comandante dell’Esercito Italiano, Cavallero rispose Brindo alla salute del Re d’Italia.



                                     

1.3. Biografia La morte misteriosa

Rivide per poco la moglie, la contessa Olga Grillo, e incrociò il Maresciallo d’Italia Enrico Caviglia cui confidò sottovoce i timori che i tedeschi intendessero ucciderlo. La mattina del 14 settembre 1943 fu trovato cadavere, ucciso da un colpo di pistola alla tempia destra egli però era mancino, su una sedia di vimini nel giardino dellAlbergo Belvedere di Frascati, ove era rimasto "ospite" di Kesselring, suo amico personale: proprio in quella giornata era previsto il suo trasferimento a Monaco di Baviera.

Nel 2011 il comune di Casale Monferrato gli intitolò i giardini fra i viali Ottavio Marchino e Giolitti, non senza polemiche, poiché alcuni lo ritennero troppo legato al fascismo e responsabile del massacro di circa 2.000 Etiopici fra cui donne e bambini, sterminati con gas iprite e lanciafiamme tra il 9 e l’11 aprile 1939.

                                     

1.4. Biografia Controversie

Cavallero è stato criticato per non essersi distinto, durante la seconda guerra mondiale, né per capacità militari né per capacità gestionali: Ciano riporta che Cavallero, per assecondare i sogni di onnipotenza di Mussolini, gli fece ripetutamente credere che la produzione di cannoni e pezzi di artiglieria, carri armati e altro materiale bellico fosse sempre ottimale, mentre in conversazioni private con lo stesso Ciano ammetteva che le cifre comunicate al duce indicavano semplicemente "il potenziale" che lindustria italiana avrebbe potuto sviluppare, laddove la produzione effettiva era in realtà molto al di sotto di quei numeri. Ciano riporta anche racconti di sottoposti e diplomatici che osservarono Cavallero far sparire dalle località nelle quali era inviato pezzi di antiquariato, derrate alimentari e valuta preziosa.

Altri riconoscono a Cavallero il merito di avere fermato nel 1941 loffensiva greca sul fronte greco-albanese dove si recò personalmente e lattenuante di avere ereditato al vertice delle Forze Armate una situazione già compromessa. Nellorganizzazione dellesercito avallò il desiderio del Duce di moltiplicare le divisioni, che portarono agli smisurati programmi del 1941, peraltro mai realizzati a causa delle perdite subite in Nord Africa e per la sempre deficiente produzione bellica dellindustria, che prevedevano di disporre di ottanta divisioni di cui ben sei corazzate.

                                     

1.5. Biografia Nella massoneria

Nel 1907 fu iniziato in Massoneria nella Loggia "Dante Alighieri" di Torino del Grande Oriente dItalia. Passato in seguito alla Loggia "Nazionale" di Roma, della Serenissima Gran Loggia di Rito scozzese antico ed accettato, il 15 agosto 1918 fu elevato al 33° e massimo grado del rito.

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